Nostalgia

Mi capita a volte di soffrire un po’ di nostalgia. Per carità, qui sto benissimo, però oggi mi è bastato guardare la programmazione del Teatro della Murata e zack! Eccola lì la botta di nostalgia. Sarà il premestruo…

Il vibratore in dogana

Quando il doganiere trova il tuo vibratore davanti al tuo capo

Buona cosa che non sia successo in Alabama, dove, invece che essere messa in imbarazzo, sarei stata arrestata”

Ho appena letto che la Corte Suprema dell’Alabama ha rigettato la modifica sulla legge dello Stato che proibisce la vendita di ogni oggetto “osceno” per la stimolazione genitale. Il Love Store di Hoover (vicino a Montgomery) ha tacciato
la legge di incostituzionalità, la Corte Suprema ha rifiutato la richiesta con 7 voti contro 2.

La Corte, costituita da una maggioranza maschile, ha confermato il mio sospetto che gli uomini hanno paura che una donna possa soddisfarsi con un vibratore e non aver più bisogno di loro.

Paura fondata almeno fino a quando la maggioranza di questi non riconosceranno un clitoride e men che meno un punto G neppure se li colpisce in faccia. Io sono una sostenitrice del detto “se la mamma è felice, siamo tutti felici”, lo so per esperienza personale che i dildo fanno felici le mamme. Gli uomini hanno i loro arnesi, perchè le donne non dovrebbero averli?

I vibratori furono inventati nei primi anni del 1880 da ginecologi stressati.

Sembra che per anni i medici dovessero offrire massaggi vaginali alle loro pazienti per alleviare i sintomi dell’isteria, depressione, irritabilità, insonnia, vuoti di memoria, confusione, stitichezza e crisi di pianto. Questo trattamento viene menzionato nel 1899 nel Merk Manual of Physicians. Sembra che i  vibratori accorciassero il tempo del trattamento da un’ora a pochi minuti ed il risultato fosse molto più duraturo. Al giorno d’oggi gli stessi medici prescrivono antidepressivi ed altri farmaci per curare i medesimi sintomi, sono assolutamente propensa al ritorno dei vecchi sistemi.

Ai primi del ‘900 dozzine di modelli di vibratori erano sul mercato, alimentati a corrente, acqua, benzina e aria compressa; erano venduti come elettrodomestici alla stessa stregua delle macchina da cucire e dei tostapane. Ovviamente i
modelli erano sempre  indicati per il massaggio del viso o del collo, ma tutti sapevano qual’era il loro vero scopo.

Quando negli anni ’20 i film porno iniziarono a mostrare le donne che praticavano autoerotismo con questi elettrodomestici, decadde il sacrosanto diritto a possederli.
Con il femminismo e la rivoluzione sessuale il vibratore ebbe un ritorno negli anni ’70. A quest’epoca non c’erano dubbi su quale fosse la sua funzione. Vennero prodotti esattamente a forma di pene, in ogni misura e colore ed alcuni avevano appendici per la stimolazione del clitoride e del punto G.

Gli uomini erano sbigottiti. Cosa sarebbe successo se non avessimo più avuto bisogno di loro e se ci fossimo assuefatte ai nostri vibratori?

Attualmente gli studi dimostrano che l’80% delle donne non raggiunge l’orgasmo mediante la sola penetrazione. I vibratori possono essere il biglietto che porta dalla frustrazione alla piena soddisfazione sessuale. Io sono assolutamente convinta che se l’80% degli uomini non godessero se non con l’uso di un vibratore se ne venderebbero ad ogni angolo di strada.

Io ho una collezione di circa una dozzina di vibratori di ogni taglia, colore e forma. Non dico che non preferisco un uomo vero con vera bocca e vero pene, è solo che qualche volta non ho un uomo, o sta lavorando, o è in viaggio
d’affari o semplicemente non riesce a fare “la seconda” oppure è troppo stanco per dedicare un po’ di tempo ai preliminari.

Io porto i miei vibratori ovunque vado, il mio motto è “Non lasciare casa senza di lui”. I miei vibratori hanno viaggiato in 36 Stati e 17 paesi stranieri e non sono
capace di nasconderli.

Per i più curiosi: il mio preferito è il mitico Gigi che mi ha fatto scoprire l’esistenza e le coordinate del mio punto G. E’ un po’ piccolo per cui non sempre è quello che tiro fuori dal cassetto ma non riesco mai ad allontanarmi troppo da lui, anche quando c’è un uomo nel mio letto.

Li ho visti saltare fuori dal materasso e cadere sul pavimento quando i traslocatori sono venuti per smontarmi il letto.

Ho visto anche il mio bagaglio rivoltato quando lo scanner dell’aeroporto aveva evidenziato qualcosa di sospetto ed il mio vibratore è stato prontamente mostrato al mio capo che era dietro di me. Sono stata fortunata che non ero in
Alabama, dove sarei stata arrestata e non solo imbarazzata.

Merda, ho appena fatto qualche ricerca ed ho scoperto che in Georgia la legge vieta di possedere più di sei vibratori perchè se ne hai di più significa che sei una
commerciante illegale di vibratori.

E’ perchè gli uomini che fanno queste leggi non capiscono che una ha bisogno di un po’ di varietà. Scommetto che ognuno di loro ha una relazione extraconiugale, ma spreca ancora tempo ed energia regolamentando l’uso dei vibratori. Se solo mi date una notte con un mio vibratore ed uno dei membri della Corte Suprema vi assicuro che gli faccio cambiare idea.

Personalmente ritengo che la “polizia dei dildo” dovrebbe occuparsi di economia, impiego, criminalità, salute pubblica e lasciare le donne ed i loro vibratori all’estasi delle proprie camere da letto. Il mondo sarebbe un luogo più felice.

Facebook

Se per caso qualcuno si sta chiedendo come mai sono sparita da facebook la risposta è semplice: mi hanno bannata.

Per un attimo mi ha dato fastidio l’accusa di aver pubblicato materiale pornografico ma poi ho deciso che non me ne frega nulla. Mi spiace solo per i giochetti che stavo portando avanti, soprattutto a cityville mi stavo affezionando.

Per i più curiosi un amico si è preso la briga di raccontare tutta la vicenda di come sono stata bannata da facebook.

Non esisto!

Secondo l’ambasciatore italiano a Tokyo è Peppe l’ultimo italiano rimasto a Tokyo. Strano, ho ancora il passaporto e sulla copertina c’è scritto Repubblica Italiana e sono ancora a Tokyo, c’è qualcosa che non va.

Eccellenza, non si preoccupi, me cavo benissimo da sola. Se necessario seguirò le istruzioni che daranno le autorità Giapponesi.

Giusto per evitare equivoci o malintesi: stare qui quando a 250 Km dei tecnici stanno cercando vanamente, da giorni, di fermare una centrale nucleare che pare fuori controllo non è il massimo della vita. Ho paura, sono consapevole dei rischi e non sono un’incosciente. La mia casa, il mio lavoro, la mia gatta, la mia vita sono qui, paura è una cosa, panico è un’altra.

Terremoto

E’ in momenti come questi che mi sento piccola piccola. Qualche ora fa è arrivato un terremoto. Forte, molto forte…

La mia vicina (che ha più di settanta anni) ha detto che è il terremoto più violento che lei ricordi. Non è una signora facilmente impressionabile.

Io ero in ufficio quando è arrivato, al secondo piano. Dire che me la stavo facendo addosso dalla paura rende molto l’idea anche perchè la scossa più violenta sembrava non finire mai. Grazie al cielo non ero sola e la vista dei colleghi giapponesi (che sapevano molto meglio di me cosa fare in quel momento) è riuscita a farmi mantenere un collegamento con la lucidità.

Ogni cellula del mio corpo mi urlava di correre, di scappare, di gridare. I colleghi giapponese si sono subito rifugiati sotto le scrivanie.
Mi hanno spiegato poi che è una manovra che imparano fin dall’asilo: serve a mettersi al riparo da pezzi di controsoffito, mobili, lampadari e altre cose che possono cadere. Appena la scossa si è calmata ci siamo diretti alle scale di emergenza e siamo arrivati in strada.
Non credo di aver mai vissuto un momenti di panico puro, totale e inarrestabile neppure paragonabile a quello di oggi.

Le immagini della televisione di queste ore arrivano come pugni allo stomaco, quello che ho vissuto io è niente rispetto a quello che deve essere successo più a nord, dove l’energia del terremoto era ancora al massimo della sua potenza, per non parlare del successivo tsunami.

Internet non ha mai smesso di funzionare, anche nell’efficientissimo Giappone telefoni fissi e cellulari sono andati in tilt. La corrente è mancata per qualche ora ma bene o male sono riuscita a tornare a casa. Mobili sottosopra, piatti e bicchieri caduti e scassati, parte del tetto distrutta ma ho ancora una casa, sono viva e la mia gatta sta bene.

Sono molto fortunata.

Giochi d’amore

Si parla tanto di emancipazione femminile, ma diciamo la verità, noi donne, in media, siamo un po’ meno disinvolte e disinibite nei confronti del sesso rispetto agli uomini. Non vorrei essere fraintesa ed attirarmi le ire delle femministe, solo ho l’impressione che, ad esempio, la frequentazione del pubblico femminile nei tanti sexy-shop fioriti un po’ ovunque sul nostro territorio nazionale sia inferiore a quello dei maschietti. Non credo sia perchè le donne siano meno interessate o incuriosite dall’argomento “giochi per adulti”, ma forse solo perché, alla fine dei conti, abbiamo ancora qualche gradino da salire per arrivare alla parità anche in questo.

Un ottimo sistema per evitare l’imbarazzo di varcare la soglia del negozio, girovagare per gli scaffali, chiedere informazioni al gestore sull’uso e l’efficacia di questo o l’altro prodotto ed arrivare alla cassa con il nostro bel cestellino con lubrificanti, vibratori e biancheria provocante, è quello di avvalersi di un sexy shop on-line, anonimo e sicuro!

In rete la proposta è a dir poco immensa: si trova di tutto, ma veramente di tutto e giuro che l’inventiva nel settore non ha limiti! Oggetti e prodotti per ogni gusto, inclinazione, preferenza, sesso, disponibilità finanziaria, ricorrenza e fantasia privata sono facilmente reperibili ed acquistabili.

Ma, sì c’è un “ma”…Citando un celebre film “ho visto cose che voi umani …”, insomma alcuni scadono davvero nel cattivo gusto, sarà che sono all’antica, che ancora spesso “confondo il sesso con l’amore”, ma un tocco di raffinatezza e di romanticismo, magari condito con un po’ di sana ironia, non guasta nemmeno parlando di vibratori. Ho trovato infatti un sito di e-commerce di giochi per adulti che già dal nome mi sta simpatico “Giochi d’amore”: grafica pulita, immagini delicate, prodotti che sono stati evidentemente selezionati con cura, alta qualità e cura dei dettagli. Sia chiaro è, e resta, un sexy shop e vi assicuro che qualunque cosa desideriate lì c’è, ma non arrossirete a cercarla!

Collant

CollantUno dei misteri che non riuscirò mai a capire della mente maschile è il feticismo o meglio, alcuni tipi di feticismo non riesco proprio a capirli. Ammetto di avere una passione smodata per le scarpe ma non c’è nulla di sessuale in questa mania e conosco moltissime donne che condividono questa sana e innocente caratteristica; i maschietti invece infilano il sesso in ogni cosa.

Quella dei collant è una persecuzione dalla quale non riesco assolutamente a liberarmi, è da quando ho cominciato a scrivere qualcosa sul web che attiro maniaci e feticisti come una lanterna attira le falene, e pensare che il tutto è cominciato con una frase innocente, una cosa del tipo “mi piacciono i collant”, la frase è finita su google e il blog che avevo all’epoca è stato sommerso dalle richieste di chat e videochat.

Non c’è giorno che passi senza vedere la nascita di un nuovo blog dedicato ai collant, ma si può sapere che cos’hanno di tanto speciale le calze da donna per accendere con tanta facilità le menti dei maschietti?